Dopo il primo bicchiere si vedono le cose come si vorrebbe che fossero. Dopo il secondo,si vedono le cose come non sono. Infine, si vedono le cose come realmente sono, e questa è la cosa peggiore del mondo - O.Wilde,parlando dell’assenzio

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martedì, febbraio 28, 2006

 

FulviaLeopardi intervista Matteo Pedrosi

Probabilmente quest’intervista farà storcere il naso a molti di voi, ma visto che le grandi interviste di Fulvia Leopardi mancano da troppo tempo (Novembre 2005), ho deciso di cominciare le interviste del 2006 con il botto. 
Un botto che, a dispetto di quello che potete pensare vedendolo e/o conoscendo i suoi trascorsi televisivi, ha un cervello niente male, ed è anche una persona disponibilissima, che ha risposto a quest’intervista nel giro di una settimana, che è molto meno di quanto ci ho messo io per decidermi ad inviargli la proposta di una “torchiatura”. In parte perché temevo una risposta del tipo “Non ho tempo” (una versione riveduta, corretta ed epurata di quello che ti dicono i “famosi” o presunti tali quando chiedi loro di dedicarti due minuti, sia perché mi sembrava di fare la figura dell’avvoltoio che avvista la preda non moribonda, ma famosa. Poi mi son detta “Oh, e chi kaiser se ne frega, io ci provo”, e lui ha acconsentito a rispondere ad una decina di domande, nonostante i suoi impegni lavorativo/mondani (mi ha risposto alle 5 di mattina, fate un po’ voi).
“Conosco” Matteo da prima che diventasse il “probabile blogger infiltrato al Grande Fratello”, e più precisamente da quando Selvaggia lo “lanciò” nella sua “Operazione Muflone”. Ora che Selvaggia fattoreggia in Marocco, Matteo Pedrosi è diventato il “Supplente selvaggio”: non ha la tastiera graffiante di Selvaggia, e si occupa soprattutto della “nostra” in Fattoria, ma “tiene botta”, e direi anche bene.
Signori e signore, l’intervistato di oggi è Matteo Pedrosi, blogger, modello, attore, DeFilippato, opinionista frivolo, trashReporter, dj, pol-tronista , vip e presto Scrittore (dice lui!) e queste sono (visti i numerosi tentativi d’imitazione) le uniche e sole grandi interviste di FulviaLeopardi!

Matteo Pedrosi balzò agli onori delle cronache internettiane quando Selvaggia Lucarelli cercò di farlo diventare muflone. Prima ancora aveva partecipato a televendite e programmi tv, prima di raggiungere la “notorietà” come corteggiatore a “Uomini e donne”. Ma chi è Matteo, al di là del personaggio televisivo?
Non sono un amante dell’auto-descrizione ma in questo caso mi sforzerò: ho 24 anni, vivo a Milano per lavoro ma sono un romagnolo puro sangue, per la precisione di Riccione. Mi considero un narcisista non egocentrico, un testardo non bastardo e un ambizioso che non scende a compromessi. Conduco una vita abbastanza frenetica, fatta di provini, sfilate, viaggi e party. Dormo pochissimo, adoro la notte perchè mi rende ispiratissimo: scrivo i miei testi comici/malinconici (dipende dall’umore), gironzolo per internet, vado al cinema (rigorosamente all’ultima visione), mi diverto con gli amici e mi carico di buoni propositi per il giorno che verrà. Potrei dilungarmi ma mi fermo, passiamo alla seconda.

Nella tua vita hai fatto di tutto o quasi, dal dj al fruttivendolo (per sei anni). Potendo scegliere, cosa vorresti più di tutto fare nella vita?
Facevo il fruttivendolo d’estate per intascare i primi quattrini ma soprattutto per dare una mano a mio padre. Non sopportavo l’idea di vederlo tornare a notte fonda, stanco e nervoso, così ho cercato di limitare i danni. Ora sto studiando recitazione, quindi spero in un futuro da attore, nonostante la mia passione principale resti quella per il microfono. Ho sempre adorato il ruolo di presentatore e di speaker, sin dai tempi dei villaggi turistici. Il mio idolo era Fiorello, poi col tempo si sono aggiunti anche Bergonzoni e Pinketts. Da lì nascono le mie passioni per la scrittura, la recitazione e l’osservazione critico-ironica di quel che mi piace vedere e/o frequentare.

Cosa ne pensi del mondo della televisione? È davvero tutto oro quello che luccica, oppure…?
Il mondo della televisione è fondamentalmente un circo. Se vogliamo anche un albero di Natale, se ne vedono di tutti i colori. Credo che come in ogni lavoro ci siano talune cose positive e talaltre negative. Credo che l’oro di cui parli, luccichi in particolar modo solo per coloro che fanno questo lavoro con passione e impegno. Quelli che cercano la facile notorietà o la semplice fama del momento, alla lunga ne soffrono e diventano persone tristi. Le mie esperienze televisive possono farti pensare che appartengo al secondo gruppo ma ti assicuro che non è così. La mia partecipazione ad un certo tipo di programmi è avvenuta solo per pura curiosità e voglia di divertirsi in modo diverso dal solito, senza nessuna particolare aspettativa. Non a caso spesso mi capita di sputare nel piatto dove ho mangiato e dove ancora oggi stuzzico.

Ti brucia aver perso la possibilità di partecipare al grande fratello? Pensi di essere stato bruciato dai blogger, che ti davano come sicuro partecipante?
L’unica cosa che mi ha bruciato finora nella mia vita è stata la brillante idea di un amico d’infanzia che mi diede fuoco al polso con una sigaretta. Sai quei patti di eterna amicizia che si fanno a 14 anni? Ecco, io non l’ho mai perdonato, ma anche se ci vediamo meno resto molto legato a lui. Per quel che riguarda il Grande Fratello direi che è stato un provino come tanti altri e come in altre occasioni vengo superato misteriosamente al fotofinish da qualcun altro. Alcuni le chiamano raccomandazioni, altri para-qualchecosa, io preferisco dire che non mi meritavano. Un nottambulo come me se lo sognano, Baccini a Music Farm fece disastri, io sono della stessa scuola.

Partita per la Fattoria, la donna blogger più famosa d’Italia ti ha affidato il compito di gestire il suo blog. Finora hai ricevuto critiche e complimenti. Ma perché Selvaggia ti ha affidato il suo blog, e soprattutto: cosa conti di fare adesso?
Selvaggia mi ha affidato questo ingrato compito perchè ha sempre creduto in me, gia prima dell’iniziativa muflonesca (che va presa con una buona dose d’ironia e con poca serietà). Inizialmente mi prese a cuore perchè disse che le ricordavo i suoi inizi, fatti di provini non superati, sfoghi contro il sistema e piccole esperienze televisive. Leggeva in silenzio il mio blog e pian piano scopriva le tante piccole affinità. Col tempo siamo diventati buoni amici e quindi ha ben pensato di lasciare la sua piccola creatura nelle mie mani. Avrà fatto bene? Sul cosa conto di fare preferisco stendere un pietoso velo: mi limiterò a mantenere intatto il mio stile, senza cercare a tutti costi la clonazione di Selvaggia, pur ritenendola la migliore del settore.

Meglio il grande fratello, o il supplente selvaggio?
Assolutamente la supplenza. È un'esperienza divertente, mi aspettavo tanti lettori ma non credevo cosi tanti. Ho letto cifre smisurate, credo che in una giornata passi più gente da quelle parti che al concerto di Vasco Rossi. Sono diminuiti i commentatori maschietti ma la mia e_mail è intasata di nuovi contatti femminili, al Gf sarebbero state solo 6 o 7… Ma quante sono le donne della casa? Escludendo il trans eh…

Come è nata Radio Playa, e soprattutto: ma quando mi inviti?!
Bah, Radio Playa è nata un anno fa da una costola di Radio Matt, una presuntuosissima radio che avevo creato all’interno del mio blog, con la precisa finalità di far sentire alla nazione tutta quanto fosse bravo quel deejay! scherzi a parte, Radio Playa è un progetto in continua evoluzione, a cui collabora il mio socio e amico Emiglio Gavatta e a cui teniamo molto. Siamo stati contattati più volte da radio nazionali che per il momento si sono limitate ai complimenti formali e a spronarci a continuare. Ma attendiamo ancora offerte concrete. Nel frattempo ci alleniamo divertendoci come matti. Ti invito alla prossima occasione ok?

Qual è il personaggio che vorresti assolutamente intervistare?
Ho cercato di intervistare Toto Cutugno nella puntata dedicata ai battuti sul fotofinish (è arrivato secondo a Sanremo in varie edizioni) ma mi scappò ad un concerto in Russia. Sono tanti coloro con cui vorrei chiaccherare, ma qualora ne avessi le possibilità ti direi senza dubbio Paolo Bonolis. Mi piacerebbe scoprire come si possa passare da “Bim Bum Bam” al “Senso della vita” senza incappare in uno Zecchino d’oro qualsiasi.

Progetti per il futuro?
Ce ne sono tanti, ma ogni volta che ne parlo non vanno in porto, quindi perdonami ma stavolta me li tengo per me. Sposto i miei sogni dal cassetto alla cassaforte.

L’immancabile domanda finale questa volta cambia in tuo onore: quali sono due programmi televisivi di cui non ti perdi una puntata, e due che proprio non guarderesti neanche con la pistola puntata alla tempia?
Non perdo mai i programmi della Gialappa’s Band e quelli di Luca e Paolo (Camera Cafè e Le Iene). Non guardo mai quelli della D’Eusanio, nonostante mi abbiano cercato più volte per “Al posto tuo” ed evito i vari “C’è posta per te” e compagnìa bella.
Un saluto a tutti i tuoi lettori.


Matteo Pedrosi - Il supplente selvaggio - Le altre interviste

FulviaLeopardi alle 00:49 | link | 1 penny per i tuoi [commenti off]
      Della serie: interviste
lunedì, febbraio 27, 2006
Ave Maria

 

No, non sto pregando: Ave Maria è il nome della città che il “Papa della Pizza”, al secolo Tom Monaghan, creatore ed ex proprietario di Domino Pizza (la catena è stata venduta nel 1998 per un miliardo di dollari) ha creato dal nulla ad un centinaio di chilometri a nord di Miami, Florida, e che si sviluppa attorno a un oratorio e a un campus universitario, i cui lavori sono stati inaugurati all’inizio del mese dal governatore Jeb Bush, fratello del presidente americano.
Nelle intenzioni del “pizzaiolo”,  Ave Maria dovrebbe essere un’isola del dogma cristiano, una città protetta dai principi cattolici, dove le farmacie non possono vendere preservativi e pillole anticoncezionali e l’università trasmette i veri ideali della religione. Le edicole e i negozi di videocassette non potranno commerciare materiale pornografico, ovviamente bandito anche dal canale tv via cavo che nascerà in città. Negli ospedali di Ave Maria non sarà neanche possibile abortire.
La città avrà circa trentamila abitanti, di cui almeno cinquemila saranno studenti universitari. Quando la città verrà inaugurata nel 2007 ci sarà posto per circa 650 di loro, nonché per attività commerciali e residenze per famiglie, destinate ad aumentare gradualmente in vista del completamento del grandioso progetto, in almeno 40 anni.
Nonostante le proteste degli attivisti per i diritti umani, preoccupati per l’annullamento di quello che è da anni un principio fondamentale degli stati democratici, la separazione tra Stato e Chiesa, per ora è la stampa a dare risalto al progetto e a rilanciare la sfida di Managhan all’Islam e al fallimento, tutto da dimostrare, della civiltà occidentale davanti al fondamentalismo islamico. Secondo Monaghan, «l’Islam non si trova più a fronteggiare un fervore religioso altrettanto dinamico da parte dell’Occidente».
A “discolpa” del progetto c’è da dire che nessuno è obbligato a trasferirsi ad Ave Maria, e chi lo farà sa cosa lo aspetta.  Stando ai dati forniti dalla Fondazione Ave Maria, già settemila persone hanno chiesto di poter andare a vivere nel «nuovo Eden», e il 60% delle attività commerciali è già stato assegnato.
Quanto alle minacce di portare il progetto in tribunale, nulla spaventa Monaghan, che oltre a dichiarare che sarebbe un ottimo modo per pubblicizzare la città, pensa anche di avere dalla sua non tanto le leggi, quanto (ovvio, no?) Dio “in persona”.
Non so voi, ma io la prossima volta prima di criticare quei “pazzi fanatici” che se la prendono per
due vignette, darei un’occhiata a casa mia, tanto per vedere che certe persone quanto a fanatismo (almeno nelle intenzioni) non è che stanno messe poi tanto meglio…

[NOTA: non sto giustificando le violenze post vignette, e nemmeno dicendo che la loro religiosità sia migliore della nostra. Sto solo dicendo che quanto a fondamentalismo, molti cattolici non sono poi da meno dei fanatici di altre religioni, e che allora prima di vedere la pagliuzza negli occhi degli altri, faremmo forse bene a guardare la trave in casa nostra - giusto per citare un insegnamento del Vangelo, toh]

FulviaLeopardi alle 09:38 | link | 1 penny per i tuoi [commenti off]
      Della serie: riflessioni, news, esteri, sick sad world, curiosità
sabato, febbraio 25, 2006

 

Caso di Cogne

Il 5 marzo 2002 Giorgio Franzoni, il nonno materno di Samuele, avrebbe pronunciato parole compromettenti in una conversazione, intercettata dai carabinieri, con il genero o forse il consuocero. “Speriamo che non la trovino l’arma”, avrebbe detto sull’auto guidata da Stefano Lorenzi che si dirige verso Bologna.
 
Il padre di Anna Maria avrebbe parlato di un martelletto da immergere nell’acido muriatico e da far ritrovare dai carabinieri nei dintorni dello chalet di Cogne. Dell’utensile si parla in almeno altre due intercettazioni, con più di un’indicazione sul che farne: andava “comprato”, si doveva sottoporlo al “bagno” nell’acido per far sparire ogni traccia sul manico. In quel periodo gli investigatori stavano ancora cercando l’arma del delitto. Secondo Taormina invece, l’intercettazione pubblicata non sarebbe corretta: secondo l’avvocato, Franzoni padre avrebbe detto “speriamo che quell’arma si trovi”, aggiungendo poi con una battuta “mo’ gliela mettiamo noi quell’arma”.

Oppure, secondo Il Giornale, Franzoni avrebbe detto: «L’avvocato spera che non si trovi l’arma del delitto. Così Annamaria è scagionata». [Questa si commenta da sola]

Una volta
pensavo che nel caso di Cogne il senso del ridicolo si fosse passato da un pezzo. Oggi scopro che no, c’è di peggio: lasciamo stare la querelle “trovino - non la trovino” (Taormina è uno che dice tante di quelle cazzate che si contraddice pure da solo), ma vostro figlio/nipote è stato ucciso meno di due mesi prima, e tu fai una battuta del tipo “Mo’ gliela mettiamo l’arma del delitto”?
Io fossi in Giorgio Franzoni & famiglia mi vergognerei come un cane di dire certe cose. Che gente…
[E se Vespa ci fa su una puntata di Porta a Porta, giuro che disdico veramente l’abbonamento RAI].

FulviaLeopardi alle 11:41 | link | 1 penny per i tuoi [commenti off]
      Della serie: riflessioni, news, io non ci sto
venerdì, febbraio 24, 2006

 

I disastri non vengono mai soli

[OT: l’header di ieri non era perché io sono contro il P2P, ma perché la polizia ha sequestrato Razorback]

Era già da un po’ di tempo, anche se non lavoriamo più insieme, che più o meno una volta alla settimana rivedevo la Ritardataria per Eccellenza, ma non succedeva mai niente degno di nota (o perlomeno, niente che meritasse uno dei soliti post Fulvia&Lisa; c’era stata la volta in cui, dovendo fare un servizio alla Perugina, era entrata contromano e senza neanche suonare (ha visto la sbarra aperta, e ci si è infilata come fosse a casa sua. Io ho tentato di dirgli che forse non poteva entrare in quel modo, ma pensate che mi abbia dato retta? Appunto) e quella in cui è andata per una ventina di metri totalmente contromano (per non parlare di quando fa inversioni da ritiro della patente) per poi arrabbiarsi con uno che veniva nel senso giusto ma “Oh Fu, ma quanto è rompicoglioni questo, non lo guarda’” (per avere un’idea di come guida Lisa, non so se avete presente la scena del “Gatto a nove code” di Dario Argento, quando Anna e Giordani devono seminare i poliziotti. Ecco, più o meno siamo lì).
Ma l’altro ieri mattina, finalmente è giunta l’ora del riscatto. Dopo averle dato appuntamento 20 minuti prima di quanto sarebbe dovuta arrivare (così è arrivata più o meno in orario), siamo andate alla conferenza dell’Agesci (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani). Se il buongiorno si vede dal mattino oltre a “Oh Fù, ma perché su ‘sto posto bisogna andarci a piedi?” e “Oh Fù, ma quant’è lunga ‘sta salita” passando per “Oh Fù, ma ce l’hai una sigaretta e l’accendino?” e concludendo con “Ah Lì, ma se stamattina hai attaccato la lagna dimmelo che mi metto l’anima in pace” beh, le premesse non erano buone.
Oltre a dover pagare 10 euro (ma la parolina STAMPA ci ha fatto avere gratis il depliant), abbiamo visto cose che mai nessun umano prima: invece della conferenza stampa, si sono messi a celebrare messa, poi canti, battute di mani e piedi e Dio solo sa cos’altro (va beh che era la giornata del ricordo del fondatore degli scout ma “Ah Lì, qui bisognava fare una conferenza, e invece siamo finiti in mezzo ai matti”).
Prendiamo la macchina al parcheggio, e oltre a quasi ammazzarci perché Lisa per far prima ha preso come suo solito la strada contromano (per non parlare del suo parcheggio sportivo grazie al quale aveva preso due posti invece di uno), non sapeva neanche dove bisognasse pagare (ma questa non era colpa sua, in effetti) cosa ti combina quella in autostrada? “Oh Fù, mi sembra di non aver chiuso lo sportello, aspetta un po’”, e ovviamente nel mentre che andava a quasi 120 km non ha trovato di meglio da fare che aprire lo sportello e richiuderlo, e annunciare al mondo che no, forse l’aveva chiuso bene. (Quando le ho fatto gentilmente notare che adesso avevamo provato di tutto, a parte ovviamente ammazzarci sul serio, mi ha guardato come se non avesse fatto niente di che. Mi pare ovvio!)
Ma il peggio di tutto doveva ancora venire. Dopo essere stata all’ufficio di collocamento per prendere un foglio (e avere fatto una delle sue solite figure del kaiser, che stavolta c’aveva pure ragione eh, però non puoi dire a voce altissima davanti all’unico impiegato che lavora che negli uffici pubblici nessuno fa mai un cazzo, che è anche vero, visto che tutti i dipendenti erano andati in pausa caffé - alle 11,30 - ma abbi un po’ di diplomazia - senti chi parla, ah ah)
Dopo essere tornate al lavoro - teoricamente lavoreremmo una sopra l’altra - e avendo assistito ad un altro mirabolante parcheggio di Lisa (parlandone dopo con “la capa” mi dice “Ma di chi è quella classe A? È parcheggiata talmente di ‘prepotenza’ che dovrebbe essere di qualche pezzo grosso”. Quando l’ho detto a Lisa mi fa con la sua aria innocente “Eh, ma se il parcheggio è sempre occupato…” quella mattina il parcheggio era semivuoto, e tanto lei aveva parcheggiato in mezzo “io parcheggio dove trovo”), torna fuori dopo cinque minuti e mi fa: “Devo fare un servizio sui saldi, vieni con me” (nota: io avrei dovuto parlare con la capa). Ora dovete sapere che intervistare la gente comune con una telecamera è una gran rottura di p*lle, perché tutti si vergognano. Dopo aver fatto due minuti di riprese in un negozio, è arrivata l’ora delle interviste, cui nessuno dei due negozianti voleva sottoporsi. Il figlio del proprietario diceva che doveva farlo la zia, mentre la zia diceva che doveva farlo il figlio del proprietario: al che la sottoscritta ha provato a fare una mediazione, che tutti e due avrebbero fatto l’intervista. Macché. Alla fine dopo cinque minuti, per sdrammatizzare l’atmosfera, non ho trovato di meglio che uscirmene con la battuta “Va beh dai, ‘st’intervista te la faccio io…” (boccaccia mia…) e ho visto la luce maligna scintillare nei suoi occhi. Dopo aver provato altri due minuti a intervistare quei due, la sottoscritta ha dovuto togliersi il giacchetto, darsi una sistemata, mettersi in faccia un’aria da commessa, cercare di non ridere e di non guardare al di là della telecamera dove la sua socia stava cercando inutilmente di avere un’aria seria, e declamare che i saldi erano andati bene, ma che ci si aspettava di più, e speriamo nel prossimo mese. [Tra l’altro a pranzo Lisa mi dice “Eh, ma tanto ti sarebbe toccato comunque, che credi?”]
…e se voi state pensando che l’intervista della sottoscritta non sia andata, eh no cari miei: dopo FulviaCarrello, adesso esiste pure FulviaCommessa…che fortunatamente nessuno ha visto, tié!
[Battuta finale di Lisa: “Oh Fù, quando stai con me sei più presenzialista di Berlusconi”…doh]

FulviaLeopardi alle 09:44 | link | 1 penny per i tuoi [commenti off]
      Della serie: vita vissuta, sick sad world, vita lavorativa, fulvia e lisa
giovedì, febbraio 23, 2006
Risposte

 

Alla notizia che ad Abu Ghraib c’eravamo pure noi, quand’è che il governo italiano risponderà qualcosa, oltre alla nota dove scrive «al governo non risulta la presenza di cittadini italiani ad Abu Grahib. E comunque il governo esclude in maniera tassativa che possa trattarsi di militari o di pubblici funzionari»? Non per essere una rompiscatole, ma come risposta mi pare un po’ poco, pure se la cosa si rivelasse una bufala!

FulviaLeopardi alle 12:06 | link | 1 penny per i tuoi [commenti off]
      Della serie: politica, riflessioni, news

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