Dopo il primo bicchiere si vedono le cose come si vorrebbe che fossero. Dopo il secondo,si vedono le cose come non sono. Infine, si vedono le cose come realmente sono, e questa è la cosa peggiore del mondo - O.Wilde,parlando dell’assenzio

Fulvia Leopardi

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lunedì, febbraio 28, 2005
Tres chic

 

Finestraio, blogger di riferimento per l’elettore medio di Forza Italia, ha scritto questo post che mi ha dato da riflettere. Essì perché io non vado in giro per la blogsfera seminando commenti e lasciando la mia email come firma invece del mio sito (“ché tanto quello lo conoscono già tutti”), ma l’url del mio blog è uguale al mio username di posta elettronica [che è nato molto prima del blog, non su gmail ma su libero] e al mio contatto di MSN…che faccio??!
La soluzione c’è: d’ora in poi non sarò più absinthlacasinista/absinthfreespirit ma «Ti inventi un simbolo, lo depositi e ti fai chiamare “The blogger formerly known as Absinthfreespirit.”» …

…ciao a tutti, TBFKAA!

FulviaLeopardi alle 09:03 | link | 1 penny per i tuoi [commenti off]
      Della serie: sick sad world, blog world
sabato, febbraio 26, 2005
I hate shopping/2

 

Questo è un post a metà tra I hate shopping -parte prima- e The spendacciona life of J.Lo.
L’altro ieri era nel negozio di una mia conoscente, che ha una boutique.  Non dovevo comprare niente, ma ogni tanto vado a trovarla per fare quattro chiacchiere. Dentro il negozio c’era una tipa, che io conosco di vista ma niente di più. Ora, io non sono un giunco e non voglio giudicare nessuno, però anche questa quanto a corporatura è ben messa. Si stava provando delle magliettine-ine-ine (segnatevi Diego Cortez, lui e la sua linea di magliette con la frutta andranno di gran moda quest’anno - Barbara la padrona della boutique dixit. Invece i colori saranno verde kiwi acido, rosa salmone andato a male e azzurro slavato - sempre Barbara.). Ok, scusate la divagazione, dicevo che questa tizia si stava provando delle magliettine-ine, che secondo me nemmeno mia nipote di tre anni c’entra dentro. A mio avviso stava malissimo, le stavano strette e le tiravano da tutte le parti (voglio dire, già son magliette piccole, poi tu che sei ben piattata pretendi di indossare una small, capisci che più che una gran figa sembri un elefante infilato a forza dentro una pancera). Ma la boutiquettara - neologismo - le diceva “Oh ma no, guarda come stai bene, sì sì provati pure questa!” Insomma, dopo mezz’ora la tipa si è fatta mettere da parte una maglietta bianca con una fragola rossa, una specie di giacca/maglietta che prevedo non si metterà prima di Agosto e una borsetta color azzurro (si è salvata sul colore, almeno questo). Il prezzo? 212 euro, scontato 195. Ora, come ho già detto io non voglio criticare nessuno, ma questa per tre cose ha speso 212 euro. La borsetta ne costava 22, quindi per due capi di abbigliamento ha speso 190 euro. Due magliette = 190 euro, per una cosa che metterai tutta l’estate e poi mai più (mia mamma mi avrebbe dato due calci nel cu*o e via andare). Io non ho parole. Ci sarà pure l’inflazione, ma è anche vero che la gente è in primis spennata, ma last but not least anche “scema” a comprare certe cose. [NB io ho parlato di una ragazza, ma chi paga è sua madre (spero che almeno le dia una rasagnolata in testa), e spesso in questo negozio ci vanno anche persone che hanno 30-40 anni). E poi la gente mi chiede perché io odio andare a fare shopping e non compro mai o quasi roba di tendenza. Se per comprare due magliette devo spendere metà stipendio…preferisco andare in una libreria e farmi fuori uno stipendio intero!
Buon weekend a tutti, ci vediamo lunedì!

FulviaLeopardi alle 09:00 | link | 1 penny per i tuoi [commenti off]
      Della serie: riflessioni, cose che odio, sick sad world
venerdì, febbraio 25, 2005
The spendacciona life of J.Lo

 

Avevo già parlato di Jennifer Lopez e delle sue manie, quando l’altra sera, mentre aspettavo che finisse la pubblicità del film, sono capitata su Mtv dove c’era il programma “The fabulous life of J.Lo”. Ne ho visto un pezzo e sono francamente schifata. Vi rendete conto che quella donna per rifarsi le sopracciglia è capace di far disdire all’“artista delle sopracciglia” decine di appuntamenti? Ha una “massaggiatrice olistica” da mille dollari l’ora, una crema fatta con alghe colte solo in determinati periodi che costa 1000 euro a confezione e che si usa solo per il viso (ma lei se la spalma su tutto il corpo) etc etc.. E poi in una delle sue ultime canzoni osa cantare “Don’t be fooled by the rocks that I got / I’m still - I’m still Jenny from the block” (traduzione: “Non lasciarti ingannare dai gioielli che porto/sono ancora la Jenny del quartiere”)? Te prego!! Di quale quartiere? C’è gente che ci campa un mese con mille dollari!

FulviaLeopardi alle 09:41 | link | 1 penny per i tuoi [commenti off]
      Della serie: musica, trash, televisioni
giovedì, febbraio 24, 2005
Succede (non solo) da Mc Donald

 

L’altro giorno mi è arrivato per posta una promozione del McDonald, dei tagliandini con cui posso comprare due panini al prezzo di uno e simili: disegnati su di questi, c’è l’immagine della cosa che posso prendere a prezzo scontato, e sotto c’è scritto “immagine rappresentativa” - in pratica l’immagine potrebbe non corrispondere alla realtà, è solo per dare un’idea di come è quello che vi offrono.
Ora, il problema è che mai (almeno per me) l’immagine corrisponde alla realtà. Avete mai comprato i prodotti già pronti di una famosa marca che produce di tutto, dalla pasta ai dolci? Esatto, proprio quella che comincia per B., che ha le confezioni color verde. Ecco, su queste confezioni si vede l’immagine di come sarà il prodotto una volta cotto, e sotto c’è scritto che l’immagine è a scopo dimostrativo. Io compro spesso la pasta al forno di questa marca. L’immagine sulla confezione mostra una pasta al forno gigante, grondante di besciamella e sugo, che solo a vederla ti viene voglia di mangiarti la pasta al forno con tutta la vaschetta, così com’è, surgelata. Io la metto nel forno, e viene fuori una cosa che sì, è più besciamella che sugo, ma che dell’immagine della confezione non ha niente, a parte l’ovvio fatto di essere pasta al forno. Non parliamo poi delle pizze. Le pizze disegnate sulla confezione sembrano altre 20 cm, grosse come sottovaso per una coccia dove è piantato un albero di sequoia, e con così tanta mozzarella che pensando a quelle povere mucche dici: “Cavoli, saranno sfruttate! Poveracce!!”. Poi torni a casa, apri la confezione e le pizze sembrano fatte apposta per stare sui piattini delle bambole, la mozzarella devi ricercarla con il microscopio e quanto allo spessore…sembrano passate sotto un rullo compressore! E non è che con le pubblicità in tv vada meglio. Avete presente il caciucco? Beh, quello della pubblicità ha un sugo denso al punto giusto, e quel pezzo di pane scivola dentro che è un piacere. Beh, se io provo a preparare il caciucco viene fuori una brodaglia, e il pezzo di pane deve usare dieci salvagenti per rimanere a galla.
Ma non è possibile!!!! Capitano solo a me?!

Della serie “pubblicità” puoi leggere anche t
utta la saga TIM, e Pubblicità pietà.

FulviaLeopardi alle 09:54 | link | 1 penny per i tuoi [commenti off]
      Della serie: riflessioni, televisioni, sick sad world
mercoledì, febbraio 23, 2005
Tragedia

 

Oggi vado di fretta, quindi per “ricordare” la visita in Europa di Bush vi lascio con questa barzelletta.
Ci vediamo domani!

«Il Presidente Bush sta visitando una scuola elementare. Una delle classi era nel bel mezzo di una discussione legata alle parole ed al loro significato.
L’insegnante chiede al presidente se desidera portare avanti la discussione sulla parola “tragedia”. Così l’illustre capo di stato chiede alla classe un esempio di una “tragedia”.
Un bambino si alza e propone “Se il mio migliore amico, che vive in una fattoria, sta giocando nel campo e un trattore gli passa sopra e lo uccide, quella sarebbe una tragedia”
“No” dice Bush “quello sarebbe un incidente”
Una bambina alza la mano: “Se un autobus scolastico con dentro 50 bambini finisce in una scarpata, e tutti quelli dentro muoiono, quella sarebbe una tragedia”
“Temo di no” spiega il presidente “quella la chiameremmo una grande perdita”
La classe resta in silenzio. Nessun bambino alza la mano.
Bush si guarda in giro. “Non c’è nessuno che riesce a darmi un esempio di tragedia?”
Alla fine un bambino in fondo alla stanza si fa avanti. Con una vocina bassa bassa dice “Se l’Air Force One mentre trasporta il Presidente Bush venisse colpito da un missile di ‘fuoco amico’ e ridotto a pezzetti, quella sarebbe una tragedia”
“Fantastico” esclama Bush. “E' giusto. E mi puoi dire perché sarebbe una tragedia?”
“Beh” dice il bambino “deve essere una tragedia, perchè di certo non sarebbe una grande perdita, e probabilmente non sarebbe nemmeno un incidente!”»

FulviaLeopardi alle 13:51 | link | 1 penny per i tuoi [commenti off]
      Della serie: politica, satira

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